La recensione dello scrittore Alessandro Bastasi
E’ un romanzo, questo libro di racconti, come si piu' considerare un “romanzo” I quarantanove racconti di Hemingway. Non importa che i personaggi, nei ventidue racconti di questo libro, si muovano al giorno d’oggi, ai tempi di Enea o nel futuro, non importa che le location siano le piu' svariate e scollegate tra di loro, e' l'inesauribile capacita' di affabulazione dell’autore che funge da collante, il ritmo, la struttura, le atmosfere.
Di Alessio Pracanica mi sembra di sentire la voce, lui non scrive, racconta, come raccontavano i cantastorie della sua terra o come raccontavano i contadini veneti, la sera, al fresco dell’estate sull’aia o dentro il caldo dell’inverno nelle stalle.
E’ la musica, ? la magia della narrazione che incantano il lettore, la grande capacit? di questo autore di trascinarti senza soluzione di continuit? in atmosfere le pi? variegate: da surreali a maledettamente concrete, dagli spazi immensi delle Intestates statunitensi al chiuso di una stanza d’albergo dove si consumano i drammi della pi? desolata solitudine, dalle ironie maliziose di chi, di fronte a boriosi saccenti dimostra di conoscere davvero la realt? della vita, alla crudelt? del vivere in quest’epoca fatta di conformismi feroci cui si tende a conformarsi pena l’esclusione sociale, fino alla consolazione di un piccolo evento cui aggrapparsi, fosse solo una sigaretta sgualcita trovata nel fondo delle tasche, un piccolo evento che uno se lo pu? portare a casa, coccolarselo, lavorarci sopra e rimodellarlo per dare una speranza a una vita senza senso.
E’ un romanzo, dicevo, e il tema ? appunto a mio parere la solitudine, l’incomprensione reciproca che porta a una sorta di autismo collettivo, alla crudelt? nascosta nelle pieghe di un vivere “civile” che da un lato la nega dall’altro la consuma nelle relazioni malate, nella tristezza che si fa rancore, nella negazione di un gesto di solidariet?.
Tutto ci? traspare sia dall’architettura di questo insieme di racconti, sia dallo stile, o meglio, dagli stili che Pracanica usa con maestria, a seconda del contesto in cui colloca il suo raccontare, e dal ritmo rap che complessivamente ne scaturisce, dalla circolarit? di alcuni “capitoli” di questo tutt’uno, con a volte ripetizioni di frasi quasi fossero un refrain, dal virare verso finali imprevedibili di una storia che trascorre fino a un certo punto su binari desolati ma lineari …
Un libro importante, questo di Pracanica, che disegna un panorama criticissimo della societ? contemporanea, con poche piccole speranze. Un libro dove si coglie una cultura letteraria profonda, elaborata e rimescolata secondo una cifra molto personale, con assonanze colte che vanno dalla migliore letteratura americana fino a Cesare Pavese (non a caso), solo per citarne un paio.
Alessandro Bastasi
La recensione di Nadia Zapperi, direttrice del sit
Cosa dire del libro di Pracanica che non sia gi? stato detto?
Beh, forse l’unica cosa che non ? stata detta ? che ? brutto, illeggibile, scritto male…
Ma neppure io scriver? un commento negativo perch? non lo credo possibile.
Posso dire che Pracanica ha uno stile di scrittura inconfondibile, tutto suo. Lui non scrive, lui legge al lettore i suoi racconti, perch? lui ? sempre presente. E’ come sentirlo parlare. Se le parole scritte avessero un suono, probabilmente in questo libro, assumerebbero il timbro della sua voce.
Alessio ? il vero protagonista di tutti i suoi racconti, forse il filo conduttore. E’ lui che conduce i personaggi del libro nella vita del lettore, glieli presenta ad uno ad uno. E’ lui che glieli toglie dalla visuale pur lasciando, in ognuno, un’assonanza di quello precedente, un particolare del carattere, o estetico, o di modi di fare. Come se costruisse un unico personaggio piano piano, di racconto in racconto. O un unico pezzo rap, parlato, con parti ripetute, cadenzate da un ritmo che varia a seconda delle tematiche che affronta.
Attraverso questi personaggi, Alessio mostra la vita quotidiana, ai nostri tempi. Porta il lettore a fare un giro nei bassifondi, in luoghi squallidi, che a volte sono spazi fisici altre volte invece la mente del personaggio. Ogni racconto racchiude una riflessione contro la guerra, la violenza, le ingiustizie.
Alcune denunce arrivano alla fine del racconto, come una martellata in testa, altre invece si intuiscono da subito. In entrambi i casi non si pu? che concordare sull’abilit? dell’autore nel mescolare ironia, saggezza, divertimento, cinismo al ritmo cadenzato di un racconto via l’altro. Termina con un bacio, il libro di Pracanica, suonato anch’esso, un bacio “troppo a lungo trattenuto per non essere bello”…
Nadia Zapperi
La recensione della giornalista Carla Casazza
I 22 racconti che compongono il libro di Alessio Pracanica - Racconti dell’et? del Rap - possono essere intesi come una chiave per accedere gradualmente nella mente poliedrica del suo autore: si inizia il percorso con le divertenti riletture storiche dell’enigmatico sorriso della Gioconda (Mon sourire), dell’arrivo dei troiani sulle spiagge italiche (Il figlio di Troia) o le amletiche e surreali domande del protagonista di Hommes 40 chevaux 8.
Si crede di essere capitati in un contesto di ironia e nonsense, ma quando ci si rilassa iniziano le emozioni forti. E non si tratta pi? solo di episodi storici raccontati con propriet? della materia tra il serio e il faceto, ma di storie passate, presenti e future che scavano dentro gli orrori e le nevrosi, un po’ introspettive, un po’ pulp, un po’ fantascientifiche. Racconti ben scritti, ben circostanziati: un lavoro notevole visto che sono ambientati in epoche e luoghi diversi. Alcuni estremamente goliardici (Zia Susanna che vive sotto un tavolo), altri di grande impatto emotivo, come Grand Hotel Saigon e Il mostro di Morodia. Tutti per? caratterizzati da una garbo che rende accettabili anche argomenti molto forti.
Solitamente i racconti si gustano un po’ per volta, ma i "Racconti dell’et? del rap" sono come le ciliegie, uno tira l’altro, fino alla fine del libro.
Alessio Pracanica, medico siciliano, scrive da sempre giocando come un funambolo con i generi letterari che attraversa, combina, sovrappone, ottenendo una scrittura estrememente curata e personale. Racconti dell’et? del rap ? il suo primo libro.
Carla Casazza
La recensione di GianPaolo Grattarola su Mangialib
C’? un cane che invoca giustizia scrivendo al direttore del Times dopo essere stato ingiustamente screditato dalla penna del Dr. Watson, noto collaboratore di Sherlock Holmes… Un curioso esempio d’incomunicabilit? sarebbe il casus belli tra Troiani e Latini… Un sergente francese, di antica e onorata tradizione, viene risucchiato nei rovelli di un nobile dilemma e di un cavillo pratico apparentemente insolubili… Anche quando il West era ancora il vecchio West mirare bene e sparare per primi non sempre era un requisito sufficiente per sopravvivere… Un ricco commerciante di granaglie offre un’ingente somma di denaro all’ingegner Eiffel, per poter ospitare nella propria tenuta di Boulogne la torre da lui progettata… A Praga – citt? passata alla storia per la nota defenestrazione - un cieco ? alle prese con kafkiane pastoie burocratiche cercando la licenza di aprire una finestra nella propria abitazione… In una stanza del Grand Hotel Saigon un reduce della guerra del Vietnam vorrebbe che i proiettili e le ombre non finissero mai… Un’anziana donna da dieci anni vive ritirata sotto un tavolo da ristorante… Ogni pomeriggio un rispettabile commerciante dalla vetrata del bar di un paesino siciliano osserva il pass?o in preda ad un’imbarazzante ossessione…
Ci sono libri per i quali ? consigliabile allontanarsi dalle consuete modalit? di lettura. E’ precisamente il caso di questa raccolta di ben ventidue racconti, attraverso i quali Alessio Pracanica invita il lettore a ripercorre la storia dei principali sconvolgimenti del secolo scorso, seguendo un percorso tanto strambo e irreale quanto credibile e verosimile. Il giovane autore siciliano scandaglia qui un ambito di ricerca denso e ricco di fascinosa introspezione tra le sfumature della storia e gli abissi dell’anima. Come fosse un romanzo, dove una galleria di personaggi stravaganti - ritratti in una pluralit? di situazioni grottesche - si intrecciano con l’introspezione di approfondite associazioni tematiche. Una caleidoscopica frammentariet? che l’autore riesce ad assemblare attraverso una serie di collegamenti ad espliciti avvenimenti storici e di velati rimandi da un racconto all’altro. In questo suo esordio narrativo Alessio Pracanica si rivela dotato di una vibrante intelligenza creativa, abile nel delineare lo sfondo di una societ? posta dinanzi a cambiamenti epocali, divisa tra progresso e desiderio di conservazione. Ma soprattutto nel delineare il profilo di personaggi alle prese con un dolore atono e opaco, permeati talvolta da un senso della fine, tal altra dal desiderio di rimuovere la sofferenza attraverso un biologico desiderio di continuare ad esistere. Consegnandoci l’espressione bizzarra di un’umanit? chiusa nella propria irripetibilit?.
Gianpaolo Grattarola
La recensione di Roberto Ritondale, giornalista
Davvero un bel libro, la raccolta intitolata “Racconti dell’et? del rap” di Alessio Pracanica. Un autore poliedrico che riesce a spaziare tra stili, epoche e ambientazioni molto diverse tra loro. Usando quasi sempre un’ironia raffinata. Usando sempre un’ottima qualit? di scrittura. Dietro la quale si nascondono sicuramente ottime letture e approfondite ricerche. Se la perfezione non ? di questo mondo, il racconto “Grand Hotel Saigon” ci va molto vicino. Un testo cos? indovinato da meritare di essere un romanzo. Se l’ironia ? l’ingrediente principale di questo libro, a volte venato di splendido surrealismo (“The man in leg”), non mancano numerosi spunti di riflessione anche su drammi profondi e terribili, come quelli che riguardano i bambini (“Domande” e “Il mostro di Morodia”, racconti tra i pi? convincenti). E a sostenere la raccolta c'? un filo conduttore assai profondo, una metafora del mondo che per? non ? facile cogliere.
Roberto Ritondale